giovedì 10 novembre 2016

Come mia madre

Per anni il nostro rapporto è stato fatto di "tu non mi capisci" reciproci.

Non abbiamo vissuto niente alla stessa maniera.

Lei figlia di chi ha fatto la guerra e non aveva niente.
Io figlia di chi aveva tutto, ché i miei nonni hanno investito, comprato, costruito, lasciato tutto ai figli.

Lei divideva le cose con i suoi fratelli, a cominciare dalla stanza in cui dormiva, per finire con i libri, i giocatoli, il cibo.
Io sono possessiva nei confronti delle cose. Le MIE cose. Nessuno deve toccare i miei libri.

Lei affronta ogni situazione con raziocinio.
Io vado nel panico ancora prima che la situazione si verifichi.

Poi io me ne sono andata in un'altra città.

Ci sentiamo tutti i giorni, due volte al giorno.

Non litighiamo più. (quasi)

E poi ieri è successo che ero a Napoli alla fermata della metro e sento questa signora parlare al telefono con quella che presumo sia una delle professoresse di suo figlio o la preside della sua scuola.

La chiamavano per informarla che il figlio ha fatto tardi a scuola, per l'ennesima volta.

E lei risponde: "La metro era troppo affollata* e non lo hanno fatto salire, quindi ha dovuto prendere quella di dopo che è passata dopo un quarto d'ora*. Si informi! Succede sempre così! Mio figlio non ci può fare niente se chiudono le porte e la gente resta lì."

Ora io avrei voluto prendere il cellulare di questa signora e suonarglielo in testa vigorosamente.
E poi dirle: "Cara la mia signora, informati tu: lo sai come funzionano i mezzi pubblici a Napoli? NO?? Te lo dico io. Funzionano di merda. Quindi tu adesso dici a tuo figlio che deve uscire di casa per prendere la metropolitana di prima in modo da non arrivare tardi a scuola. Perché è suo dovere arrivare a scuola in orario"

Le avrei detto così.

Proprio come mia madre avrebbe detto a me.

Cazzo.

*Avviso ai cittadini romani: se sento ancora una lamentela sulla metro B/B1 vi invito a provare a prendere la metropolitana a Napoli. La linea 1 in particolare. Poi voglio vedere cosa avrete ancora da ridire.

venerdì 20 maggio 2016

Darsi una mossa

Vivi in un periodo di soffice apatia.

Un limbo morbido da cui quasi non vorresti più uscire.

Poi succede qualcosa che ti fa capire che non puoi più stare ferma.

Bisogna fare qualcosa.

Per non perdere tutto.

lunedì 11 aprile 2016

lunedì 14 marzo 2016

Meglio senza.

Vi è mai capitato di incontrare delle persone la cui presenza nella vostra vita vi abbia fatto più male che bene?

A me sì.

Poi magari a quelle persone ho anche voluto (e voglio tuttora) un mondo di bene.

Però, ecco, sto meglio senza.

martedì 2 febbraio 2016

Cittadini romani, non lamentatevi della Metro B

Da quando vivo a Roma non c'è giorno che io non senta qualcuno lamentarsi della metropolitana che passa ogni 3/4 minuti.

"Oh no! L'ho presa! Ora mi tocca aspettare 180 secondi! ATAC DI MERDA!"

Signori cari, voi non avete visto niente. 
Voi non sapete cosa voglia dire avere una metro che non funziona.
Voi non sapete.

E quindi oggi ve lo racconto io.

Per una abituata ad andare a lavorare in auto tutti giorni, dovere abituarsi ai mezzi pubblici è stato, a dir poco, uno shock.

Il tempo trascorso in macchina, soprattutto negli orari in cui avevo imparato non esserci traffico, era piacevole: sentivo musica, telefonavo a qualche amico che non sentivo da lungo tempo, lo stesso guidare mi rilassava.

Poi un giorno ho cambiato lavoro e, con esso, la sede. 
Raggiungerla in auto sarebbe stato impossibile vista la mole di macchine che ogni mattina tenta di raggiungere la zona facendo code chilometriche e così mi sono vista costretta ad affidarmi alla metropolitana di Napoli.

I primi tempi ero tutta fiera di questa nuova vita che mi faceva sentire tanto ecofriendly e dinamica, ma purtroppo la linea 1 della metropolitana di Napoli ha dei seri problemi che nemmeno con tutta la pazienza del mondo sono tollerabili.

I treni sono sempre stracolmi di persone perché passano ogni 10 minuti circa, la gente è sempre sudata e pare che si diverta ad attaccarsi al prossimo, la gente non si lava (vabbè questo ovunque, ma il problema è accentuato dal fatto che si sta uno addosso all'altro).

Il caldo è insopportabile, non c'è sistema di aerazione degno di questo nome.
La puntualità dei treni è un'utopia.
Spesso e volentieri sul tabellone non c'è nemmeno scritto quando passerà il treno successivo.
Se ne hai appena perso uno e sei particolarmente fortunato quel giorno vedrai il successivo dopo 7 minuti. 
Una volta di minuti ne ho aspettati 25. Ed erano le 8 del mattino.


E allora.